Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiMi piace, quando viene la bella stagione, vedere un bel film nelle sere d’estate. Per me l’estate è anzi sentire la musichetta della Titanus che esce dalle porte aperte delle case al Sud quando Rai 3 manda in onda un film di Totò in seconda serata, e un po’ ti verrebbe voglia di fermarti a guardare dalla porta manco fosse un’arena fai da te. Per questa sera mi voglio rivedere Mediterraneo, film di Gabriele Salvatores che per quanto mi riguarda non dimostra i suoi 35 anni: non sto qui a riassumervi la trama liberamente ispirata ad un dimenticato romanzo, Sagapò, di Renzo Biasion.

Per inciso: Sagapò in greco vuol dire “ti amo”, ma mi colpiscono sempre due cose. La prima è che questo film parla di un passaggio: i ragazzi che sbarcano sull’isola tornano uomini fatti, ognuno con le sue disillusioni, e penso a come il tempo che consumiamo ogni giorno sia testimone della stessa cosa nelle vite di ciascuno, ma non ci facciamo mai caso; la seconda è il dialogo tra Nino l’attendente, un grande Giuseppe Cederna, e il sergente Nicola Lorusso interpretato da Diego Abatantuono. Nino rifiuta di tornare in Italia, perché si è sposato con l’ex prostituta Vassilissa (Vana Barba) e dice a Lorusso/Abatantuono: «Ti ricordi che l’hai detto anche tu, che si sono dimenticati di noi? Ecco, io voglio dimenticarmi di loro», cioè dell’Italia. E qui uno pensa al fatto che nella vita c’è chi si dimentica di noi, a volte un Paese intero. E che ha ragione Nino l’attendente nel restare nascosto in un barile d’olive su un’isola greca dove non c’è niente salvo che la donna che ama.