L’Ufficio parlamentare di bilancio rivede al rialzo le stime sull’economia italiana. Dopo un primo semestre migliore delle attese, grazie soprattutto agli investimenti e al rimbalzo delle esportazioni, l’Upb porta la previsione di crescita del Pil per il 2026 allo 0,9%, quattro decimi in più rispetto alle stime formulate ad aprile. Ma il miglioramento non cambia il quadro di fondo: la ripresa resta fragile. La spinta è legata in buona parte a fattori temporanei, dai progetti del Pnrr alle esportazioni limitate però ad alcuni settori, mentre i consumi delle famiglie sono “improntati alla cautela” visto che il recupero di potere d’acquisto è limitato e i rincari energetici causati dalla crisi in Medio Oriente spingono l’inflazione.

La revisione arriva dopo la diffusione dei dati preliminari dell’Istat sul secondo trimestre. Tra aprile e giugno il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, dopo il +0,3% registrato tra gennaio e marzo. La crescita acquisita per il 2026 è così salita allo 0,8%, livello che, considerando anche l’effetto del calendario, porta l’autorità indipendente che vigila sui conti pubblici a rivedere il quadro macroeconomico per l’anno in corso. Per il 2027, invece, le stime restano ferme allo 0,6%: segno che il miglioramento osservato nel 2026 non viene considerato sufficiente a modificare le prospettive di medio periodo.