L'Ufficio parlamentare di bilancio rivede rispetto ad aprile scorso le stime sulla crescita dell'economia italiana, prevista ora allo 0,5% sia quest'anno che nel 2026.

Le lievi revisioni al ribasso (0,1% sul 2025 e 0,2 sul prossimo anno) sono dovute al dato più negativo rispetto alle attese sul Pil del secondo trimestre e al notevole apprezzamento dell'euro sul dollaro. I rischi delle previsioni sono complessivamente orientati al ribasso, a causa del protezionismo e di possibili slittamenti sulla realizzazione delle opere del Pnrr.

"Le stime di crescita del 2025, pur sostenute dalla buona dinamica occupazionale in un contesto di inflazione moderata, incorporano l'inattesa battuta d'arresto del Pil nel secondo trimestre", scrive l'Upb sottolineando come "i dati, al momento preliminari, sono stati resi noti dall'Istat nei giorni scorsi quindi gli altri previsori non ne hanno ancora tenuto conto".

La frenata nel secondo trimestre (-0,1% dallo 0,3% del trimestre precedente) è dipesa "soprattutto per l'apporto negativo della componente estera della domanda che ha più che annullato l'andamento positivo delle spese per consumi e investimenti lordi. La spesa privata è stata sostenuta dal consolidamento del mercato del lavoro ma l'indicatore sull'incertezza dell'Upb è rapidamente peggiorato nel secondo trimestre, e gli orientamenti di acquisto delle famiglie sono cauti". La propensione al risparmio si attesta intorno al 9% del reddito disponibile, oltre i valori pre-pandemia.