(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’accelerazione dei prezzi rappresenta uno degli elementi di maggiore attenzione dello scenario. Nel secondo trimestre del 2026 l’inflazione è risalita al 3%, sospinta prevalentemente dall’aumento dei prezzi energetici conseguente alle tensioni in Medio Oriente, per poi flettere lievemente in luglio (al 2,8%). Lo rileva l’Upb nella Congiuntura di agosto. La dinamica dei prezzi ha reagito più rapidamente rispetto al resto dell’Area Euro, chiudendo il differenziale inflazionistico negativo con i partner europei precedentemente registrato. Nello scenario previsivo, il deflatore dei consumi delle famiglie è atteso aumentare di circa tre punti percentuali nella media dell’anno 2026, per poi rallentare al 2,3% nel 2027; il costo del lavoro aumenterebbe a un ritmo inferiore rispetto ai prezzi al consumo, determinando una temporanea erosione del potere d’acquisto dei redditi da lavoro.
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