Chi lavora nella ristorazione si porta a casa uno stipendio mediano di 1.700 euro netti equivalenti al mese. Tanti? Pochi? Molto dipende da dove si vive e si lavora, ma possiamo dire che, se si rispettano i contratti di lavoro nazionale, il cuoco o il cameriere non sono lavoratori poveri. Un’affermazione che, all’inizio del picco della stagione estiva, a fronte di un fabbisogno nel settore della ristorazione di 256.780 lavoratori nel periodo luglio-agosto (secondo i dati Unioncamere), potrebbe concorrere a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, che impatta sul 44,3% delle aziende. A fare chiarezza in termini di retribuzioni è stato l’Osservatorio Restworld, realizzato dall’omonima piattaforma e agenzia per il lavoro specializzata nell’Horeca, a partire dall’analisi di oltre 6.108 offerte di lavoro pubblicate fino a giugno 2026 e omogeneizzate per tipologia e durata.
Si scopre così che il livello professionale più pagato è quello del responsabile di cucina o executive chef che raggiunge una media di 2.436 euro netti equivalenti al mese per un reddito annuo lordo di circa 41.300 euro. Rispettivamente sono più di mille al mese e quasi il doppio all’anno di un addetto al banco bar che incassa 1.426 e 23.000 euro. Certo, chi sta al banco almeno può godersi un maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata, visto che a fronte della bassa qualifica è salvo dal turno spezzato (comunque in diminuzione), lavorato invece da un capo partita su tre. Al netto dell’inquadramento, va comunque detto che il 40% delle offerte full time prevede una Ral superiore ai 30.000 euro e il 98% delle posizioni full time supera i 1.300 euro netti al mese.






