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Paolo Tomaselli

Il tecnico ha l'obiettivo di battere i rossoneri per la prima volta (anche se è solo un'amichevole), ma la testa è anche sul mercato: serve un esterno, per il difensore del Tottenham pronti 40 milioni ma manca l'accordo con il giocatore

Dodici mesi fa Cristian Chivu era il Debuttante e portava con sé le incognite di un allenatore al primo anno su una grande panchina, per giunta dopo una finale di Champions persa nel peggiore dei modi. Adesso le scorie di Monaco non sono più la molla psicologica da usare per difendere o motivare l’Inter, che riparte da favorita dopo la doppietta scudetto-Coppa Italia e affronta il derby di domani in Australia con l’unico obiettivo di battere il Milan per la prima volta con il romeno in panchina.

A parte questo dettaglio, che in campionato avrà un peso ben diverso ma non è secondario nemmeno nel calcio estivo, il panorama per Chivu è sicuramente migliore, ma con aspettative precise, non ancora del tutto sincronizzate con il mercato. Il nuovo status dell’allenatore in un certo senso lo obbliga a esporsi, senza alzare i toni, ma mettendo le cose in chiaro. E allora frasi come quella sull’esterno destro che ancora manca («Lo vedete anche voi...») pronunciata dopo la vittoria ai rigori sul City, vista la partenza di Dumfries e i mancati arrivi di Palestra e Khalaili, sembrano quasi necessarie. La «pazza idea» (secondo la definizione dello stesso Chivu) di adattare Diouf in fascia non è accantonata anche perché il francese sa accentrarsi e puntare l’avversario, ma serve un profilo più esplosivo, non a caso è tornato d’attualità Diaby. L’arrivo di Stones è stato il modo migliore per tamponare la partenza di Acerbi e De Vrij, ma con la sua propensione per gli infortuni l’inglese non può diventare la colonna per il reparto del futuro, individuata nel costoso Romero: l’accordo col Tottenham per 40 milioni c’è, ora si attende che l’argentino abbassi un po’ le sue pretese di 6,5 milioni di ingaggio.