Qualcosa non tornava, ed è stata aperta un'inchiesta. Il messaggio d'addio, per iniziare. Scritto metà in inglese e metà in spagnolo, con frasi di circostanza e parole d'oro per il fidanzato e la loro storia d'amore. Perché usare anche una lingua straniera, durante la disperazione di una lettera di commiato, e non solo la propria? Poi, c'è la corda. Maria Daniela Hernandez Ramirez, colombiana, 31 anni, ce l'aveva allentata attorno al collo, quando il 5 luglio scorso i Carabinieri di Reggio Emilia sono entrati nella casa vacanze sull'Appennino, che la giovane affittava per l'estate insieme al compagno. Si chiama Niccolò Pampaloni, è lucchese, classe 1986. I dubbi Lei era stesa sulle scale quando l'hanno trovata. La fune non era legata a nessun punto fisso. Il segno di strangolamento che aveva sotto al mento, inoltre, non sembrava compatibile con un laccio di quelle dimensioni nemmeno a occhio nudo. È una lesione sottile, tipo quella che avrebbe provocato un cavo elettrico, come per esempio quello che alimenta il ferro da stiro che i militari hanno sequestrato dall'abitazione, e mandato ad analizzare.
Il litigio È stato Niccolò a chiamare i soccorsi. Ha detto di aver sciolto Maria per cercare di rianimarla. Sono entrambi scienziati, riceratori in Germania, lavoravano in smartworking dall'Italia. Il fidanzato ha raccontato che tra loro, quella mattina, c'era stato un litigio. I vicini della minuscola frazione di La Svolta, comune di Carpineti e una spettacolare panoramica sulle colline, hanno sentito la discussione, poi però nessun trambusto successivo. Niccolò ha detto di essersi ritirato in garage a suonare dopo il diverbio, e di aver trovato Maria in quello stato, una volta risalito ai piani superiori. L’inchiesta Si indaga per istigazione al suicidio e certo questo titolo d'inchiesta non può essere stato deciso semplicemente in base all'ammissione di uno screzio. È possibile che ci siano prove scritte di pressioni di qualche genere da parte di lui, e forse anche è stata calcolata una finestra temporale tra l'ora presunta della morte e la chiamata dei soccorsi, più lunga rispetto al tempo che avrebbe richiesto un tentativo di rianimazione. La pm incaricata, Maria Rita Pantani, si è occupata di molti femminicidi nella sua carriera, anche di alcuni che inizialmente non sembravano tali. Ha disposto una perizia calligrafica sulla nota d'addio, l'autopsia sul corpo della donna, di cui non si conoscono ancora i risultati, la copia forense dei cellulari e i computer di entrambi, e l'analisi dell'elettrodomestico sospetto, il ferro da stiro, appunto. "Non si è uccisa” La salma di Maria Hernandez è già stata dissequestrata dall'autorità giudiziaria. I suoi genitori, che sono corsi sul posto non appena hanno appreso della tragedia, hanno detto, attraverso il loro avvocato, Tatiana Montella, di «non poter credere che nostra figlia si sia tolta la vita» e che negli ultimi tempi il rapporto con Niccolò era diventato turbolento. Ora, le faranno il funerale in patria. Anche i residenti de La Svolta sembrano perplessi. «Chi si uccide mentre è in vacanza, dopo un normale litigio?», si sono domandati davanti a una troupe della Rai. O qualcosa di più grave turbava i pensieri di Maria Hernandez, o qualcosa di più grave di un atto autolesionistico è accaduto tra quelle quattro mura. Fonti della Procura reggiana spiegano che «l'ipotesi di reato può essere cambiata in qualsiasi momento, non appena emergessero elementi che lo giustificassero, così come il contrario». Intendono dire che che l'indagine per istigazione al suicidio può diventare improvvisamente un omicidio volontario, oppure essere archiviata come gesto estremo, una volta che le analisi abbiano chiarito il quadro. Intanto, la versione ufficiale è che «il fasciscolo è stato aperto a garanzia dell'indagato». È una frase di circostanza, come quelle che avrebbe scritto Maria Hernandez un attimo prima prima di farla finita.






