Scrissi tanti anni fa, esattamente il 26 settembre 2015, un pezzo qui su Il Fatto, intitolato “Giubileo 2015, opere di sobrietà o di banalità”, denunciando uno scempio che si stava preannunciando e cioè l’asfaltatura di piazza Esedra e di altre vie del centro storico di Roma. Intervennero Alessandro Onorato, all’epoca all’opposizione della Giunta Marino, e diversi cittadini indignati, scrissero poi anche nei commenti del post i selciaroli, che amano più di tutti la tipica pavimentazione romana, non solo bella ma più salutare dell’asfalto.

Ora in tutto il mondo, tenuto conto dei devastanti cambiamenti climatici, si stanno prendendo contromisure per evitare che la terra delle nostre città sia un attrattore di calore, il cosiddetto depaving, ossia la pratica di rimuovere l’asfalto e il cemento dalle aree urbane per restituire permeabilità al suolo; ne ho scritto una settimana fa su Il Corriere della Sera ed. Torino. Roma che ha una buona percentuale di verde, considerando i tanti parchi urbani, sta viceversa attuando una politica di non manutenzione delle alberature cittadine, specie degli iconici pini marittimi, così tipici, tanto da aver ispirato ad Ottorino Respighi una delle sue opere più belle. Ma lo scempio più evidente è il restyling del piazzale antistante la Stazione Termini, frutto di un bando, ahimè poco attenzionato, come scelta del progetto vincitore.