Il docu-drama degli alberi romani va ancora avanti, assumendo contorni grotteschi. L’Assessore all’Ambiente Sabrina Alfonsi decide di reagire alle critiche arrivate questa volta, dopo Le Monde, dalla Cnn, che in un video su Instagram ha mostrato il disastro di Piazza Risorgimento, la piazza vicina al Vaticano, dove invece di una foresta urbana – come mostrato dal rendering diffuso dal Comune due anni fa – c’è una piazza desolata con pochi alberi dentro vasi, sofferenti e/o seccati.

Il video ha dell’incredibile. L’Assessore si mostra con una pompa gialla da giardino in mano, mentre cerca di innaffiare alcune piante malate. Sostiene che siccome fa più caldo, il Comune darà più acqua. Rivendica la depavimentazione della piazza (come se potesse fare ombra), ne rivendica la pedonalizzazione (come se potesse fare ombra). Dà la colpa a un’ondata di calore eccezionale “che ha colpito tante altre città” (come dire: siamo tutti nella stessa barca), e poi di nuovo si difende con i vincoli paesaggistici e architettonici della Sovrintendenza che avrebbero vietato la messa a dimora di alberi nelle piazze storiche.

Chiunque viva a Roma sa che queste argomentazioni sono frutto o di impotenza o di malafede: Piazza Risorgimento non è una piazza storica e si sarebbero potuti piantare tutti gli alberi del mondo (infatti prima c’erano), se solo si fosse stati capaci di farlo. Lo stesso per Piazzale dei Cinquecento (dove comunque i problemi erano altri, ma perché si sono abbattuti quelli esistenti?). Dove invece non si potevano magari piantare alberi, come la meravigliosa Piazza San Giovanni, si poteva evitare di fare un progetto, tanto faraonico quanto assurdo, come orribili strisce di prato e fontane a raso: tutto poi abbandonato all’incuria, come tantissime altre piazze inaugurate e poi abbandonate a se stesse. Perché questa Giunta inaugura ovunque, ma poi non sa cosa davvero sia la manutenzione.