Non credo ci sia stato, nel 2026, un giorno in cui su almeno uno dei giornali che sfoglio, a volte su più di uno, non ci fosse un articolo che ci spiegava la cosa meno interessante del mondo, cioè come riconoscere i testi scritti con l’intelligenza artificiale. L’ultimo che ho salvato è dell’Economist, dice che se vogliamo fare tana a quelli che si fanno scrivere i pezzi da ChatGPT dobbiamo cercare prosa pretenziosa con latinismi. Quindi gli editorialisti italiani si facevano scrivere gli articoli da ChatGPT decenni prima che ChatGPT esistesse.

Dicono anche che bisogna far caso alla «dizione pretenziosa», che è il modo in cui gli anglofoni, che hanno avuto George Orwell e non Italo Calvino, chiamano l’antilingua. Non Italo Calvino ma neanche Elide Catenacci. Quando Sabrina di “Temptation Island” accusa il fidanzato di non voler «risolvere le problematiche», è perché l’ha scritta Claude? No, è perché da sempre i semianalfabeti si danno un tono complicando il pane: Sabrina non saprebbe costruire né decodificare un’ipotassi, ma pensa che «problematica» faccia più fino di «problema».

Ho un’amica che vende fantastiliardi di libri mettendo un punto ogni tre parole. Mette un punto ogni tre parole perché la paratassi è lo stile dell’intelligenza artificiale? No, santo cielo. Li metteva da prima, ed è la ragione per cui vende fantastiliardi di libri: perché la gente non è sveglissima e con le frasi lunghe si perde, invece leggendo lei non si sentono mai mai mai inadeguati.