Donald Trump è probabilmente il presidente americano più osservato dai servizi d’intelligence stranieri. Non solo da quelli di Russia e Cina, ma anche da quelli dei tradizionali alleati degli Stati Uniti. È la tesi sostenuta dallo storico Calder Walton, docente alla Harvard Kennedy School e autore del volume “Spies: The Epic Intelligence War Between East and West”, in un’analisi pubblicata dal quotidiano britannico The i Paper.
Secondo Walton, l’imprevedibilità del presidente statunitense – dalle scelte sui dazi fino alla gestione della crisi con l’Iran – avrebbe reso ancora più preziosa l’attività di raccolta informativa. Per le agenzie d’intelligence, scrive, comprendere in anticipo le intenzioni della Casa Bianca significa ottenere un vantaggio nelle decisioni politiche e strategiche.
L’autore ricorda che anche gli Stati amici si spiano reciprocamente. Cita il caso emerso nel 2013 delle intercettazioni americane ai danni dell’allora cancelliera tedesca Angela Merkel per sottolineare come, nel mondo dell’intelligence, non esistano servizi “amici”, ma soltanto servizi di Paesi alleati.
Tra gli elementi che renderebbero più vulnerabile l’entourage di Trump, Walton indica Mar-a-Lago, il resort del presidente in Florida. La struttura, sostiene, rappresenterebbe un ambiente di grande interesse per le agenzie straniere, anche alla luce del caso dei documenti classificati conservati impropriamente dopo la fine del primo mandato. La foto che accompagna l’articolo mostra proprio le scatole di documenti custodite in un bagno della residenza, immagine diffusa dal Dipartimento di Giustizia nell’ambito dell’inchiesta federale.






