Un pugno dritto in faccia contro un ginecologo, è stato l’ennesimo raid di violenza messo a segno tra le mura ospedaliere a Napoli. Ad essere aggredito brutalmente è stato un medico specializzando di 26 anni, di turno nel reparto di Ostetricia del Policlinico Federico II di Napoli, insultato e minacciato fino al colpo contro il volto che gli ha procurato ferite e lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Come ricostruito dai carabinieri della compagnia Vomero che hanno arrestato l’uomo per lesioni a personale sanitario, l’aggressore avrebbe fatto incursione nella medicheria del piano ospedaliero aggredendo verbalmente tutto il personale fino agli insulti diretti al medico specializzando. In una manciata di secondi “dopo le urla e le minacce, l’uomo ha sferrato il pugno in faccia” racconta il ginecologo ferito che sottolinea come “da pubblico ufficiale un medico non debba mai reagire ma il trauma che ferisce di più è quello psicologico”.
I medici L’episodio di violenza è stato seguito dall’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia che con il presidente Bruno Zuccarelli ha condannato con fermezza l’aggressione esprimendo «piena solidarietà al collega e la vicinanza di tutta la comunità professionale». «Un ospedale è un luogo nel quale si affrontano sofferenza, paura e momenti di grande tensione emotiva ma nessuna preoccupazione e nessuna protesta possono trasformarsi in un’aggressione» ha spiegato Zuccarelli sottolineando che «colpire un medico significa interrompere violentemente quel rapporto di fiducia e di collaborazione indispensabile per garantire un’assistenza efficace». Il tema, dunque riguarda il «rispetto reciproco» e il «principio di responsabilità collettiva» ha precisato il presidente dei camici bianchi riferendosi al fatto che «chi entra in una struttura sanitaria deve rispettare chi lavora e gli altri pazienti». Contro la violenza che «non danneggia solo il professionista ma l’intero sistema» Zuccarelli che ha ringraziato le forze dell’ordine e l’impegno della Prefettura guidata da Michele di Bari, ha rilanciato «l’idea di una figura specializzata che possa mediare nella comunicazione tra paziente e medico nelle aree dell’emergenza». Il sindacato Un attacco duro contro «l’ennesima aggressione che dimostra quanto sia diventato difficile e pericoloso svolgere il proprio lavoro negli ospedali della Campania» è arrivato da Eugenio Gragnano, vice-segretario regionale di Anaao Assomed Campania con la richiesta «alla direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento a carico dell’aggressore così da lanciare un segnale importante non solo di vicinanza al professionista coinvolto ma anche di tutela dell’intera comunità sanitaria». Per il comparto sindacale «aggredire un giovane medico significa idealmente attentare al presente e futuro del servizio sanitario pubblico» ha aggiunto Luigi Valletta, responsabile regionale di Anaao Giovani che ha spiegato come questi episodi «rischiano di allontanare i giovani da una professione già gravata da responsabilità, carichi di lavoro e condizioni operative sempre più difficili». Il riconoscimento L’aggressione al medico specializzando napoletano è stata stigmatizzata da Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, già direttore generale dell’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. «Sono stati fatti passi avanti ed è giusto riconoscerlo, anche sul piano legislativo ma questo, da solo, non basta» ha fatto sapere Vaia riferendosi a «una responsabilità che riguarda tutti». Il garante ha sottolineato la necessità di «una crescita culturale del Paese» richiamando un episodio simbolo del valore dei sanitari. «Ricordo il 2 giugno 2020 quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella scelse di celebrare la Festa della Repubblica allo Spallanzani e volle rendere omaggio ai camici bianchi impegnati nella lotta contro il Covid-19» sottolinea il garante che precisa «in quell’occasione disse che il personale sanitario è un patrimonio del Paese, da rispettare, valorizzare, rafforzare e difendere».











