Da domani si entra nel vivo. Seduti attorno allo stesso tavolo, la parola passa ai legali. A porte chiuse, nella sala Auletta del Monaldi, parte il confronto sul risarcimento del danno per il calvario del piccolo Domenico Caliendo. Ieri mattina, una nota formale agli avvocati del bimbo. Poche righe che valgono come una apertura al dialogo rispetto alla richiesta avanzata dagli avvocati della famiglia Caliendo lo scorso sei marzo. In sintesi, si va verso una possibile definizione bonaria della richiesta risarcitoria della famiglia del piccolo Domenico. Una probabile svolta, dopo mesi di confronto anche aspro. Il confronto sarà a porte chiuse e gli esiti sono tutt’altro che scontati. Mercoledì cinque agosto, ore 10, ha inizio la valutazione su un possibile indennizzo da garantire ai coniugi Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino. Assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, i genitori di Domenico attendono una risposta formale, ovviamente al termine del confronto che verrà fuori dalla riunione di domani mattina.

Il retroscena Pochi mesi fa, in sede preventiva, venne avanzata una richiesta di tre milioni di euro, alla luce di una serie di criticità emerse nel corso della prima fase delle indagini sul trapianto di cuore. Impossibile anticipare se ci sarà un accordo finale e in che termini, ma la richiesta di convocazione a pochi giorni da Ferragosto lascia quanto meno ipotizzare la volontà di trovare un accordo. C’è un dato che va comunque tenuto in considerazione e riguarda la costituzione di parte civile nel corso di un probabile processo che verrà chiesto dalla Procura di Napoli a carico dei presunti responsabili del dramma toccato a Domenico. Come ampiamente sottolineato dai genitori di Domenico, nessuna cifra offerta a titolo di indennizzo per la morte del piccolo potrà evitare la futura costituzione di parte civile. In sede penale, quando e se la Procura dovesse decidere di esercitare l’azione penale, ci saranno i genitori di Domenico. Pochi giorni fa, è stata Patrizia Mercolino a ribadire lo stesso concetto: «Nulla mi impedirà di guardare negli occhi i medici ritenuti responsabili della morte di mio figlio». Dunque, l’attesa è per domani mattina alle dieci. Un passaggio che evidenzia la determinazione da parte dei vertici del Monaldi di assicurare piena possibilità di dialogo e massima trasparenza all’indomani della tragedia toccata al piccolo paziente. Le verifiche In corso le indagini della Procura di Napoli. Al lavoro il pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, si indaga per omicidio colposo. Sette medici del Monaldi sono a vario titolo ritenuti responsabili del trapianto risultato poi fallimentare. Intanto, c’è attesa per il deposito della maxiperizia disposta dal giudice Mariano Sorrentino sul cuore nativo del piccolo paziente e su quello che gli è stato trapiantato (parliamo di un organo risultato danneggiato dal ghiaccio secco). Alla fine dello scorso luglio, il gip ha accolto la richiesta di proroga per il deposito delle perizie dei consulenti indicati dall’autorità giudiziaria per la realizzazione del doppio esame. Ed è così che l’udienza fissata per il prossimo 11 settembre, indicata per l’esame dei periti, sarà utilizzata solo come udienza snodo in vista di un nuovo appuntamento in aula. Al vaglio degli inquirenti quanto accaduto lo scorso 23 dicembre. Ricordate il caso? Una equipe di medici del Monaldì si recò a Bolzano per effettuare l’espianto del cuore del donatore, per poi recarsi a Napoli. L’organo donato venne bruciato dall’uso di ghiaccio secco, che venne rabboccato in un contenitore artigianale da un dipendente dell’ospedale San Maurizio di Bolzano. Il resto è una pagina dolorosa: il cuore donato venne trapiantato al Monaldi, nonostante fosse palesemente bruciato dal ghiaccio secco. Al vaglio una catena di possibili errori o incomprensioni, domani si entra nel merito di un possibile risarcimento del danno.