Marco Rubio aveva appena finito di illustrare i progressi della campagna americana contro la Corte Penale Internazionale (cinque Paesi hanno annunciato l'intenzione di uscire dal tribunale dell'Aia dall'inizio della pressione diplomatica statunitense), quando Donald Trump lo ha interrotto per una precisazione. "Non c'è alcuna informazione che stiano venendo a cercare me. Potrebbe succedere, ma giusto per vostra conoscenza: non sta cercando di difendere me. Sta cercando di difendere Bibi e varie altre persone. Ma non c'è alcuna indicazione che io sia una di loro al momento", ha detto il presidente durante la conferenza stampa a Camp David, usando il soprannome con cui è noto Benjamin Netanyahu. Rubio aveva presentato la campagna contro la Cpi come una difesa dei militari americani, potenzialmente esposti a future incriminazioni per le loro azioni in teatri di guerra. Trump l'ha ricondotta a quello che, nei fatti, ne aveva segnato l'avvio: il mandato di arresto emesso dalla Corte nel novembre 2024 contro Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l'umanità nella Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti non hanno mai fatto parte della Cpi, ma il suo statuto prevede la possibilità di perseguire anche cittadini di Paesi non membri per crimini commessi in territorio di Paesi aderenti. L'amministrazione Trump ha risposto con sanzioni e divieti di viaggio contro i funzionari del tribunale, e con un'azione diplomatica per convincere altri Paesi ad abbandonarlo. Rubio aveva risposto alla correzione di Trump ribadendo che il rischio principale riguardava i militari americani. Ma la battuta del presidente Usa, involontariamente, aveva già detto tanto altro.