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Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha pubblicato sul Wall Street Journal un lungo editoriale in cui invoca lo smantellamento della Corte penale internazionale, il principale tribunale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Gli Stati Uniti non ne fanno parte: la campagna di Rubio punta a convincere gli stati che hanno ratificato il trattato con cui è stata istituita a uscirne.

Nell’articolo, accompagnato da un video sui social, Rubio sostiene che la Corte si sia allontanata dal suo mandato iniziale, che sia «sostenuta e gestita da una potente rete di organizzazioni non governative di sinistra, globalisti arroganti e governi ostili del Terzo Mondo». In sostanza ritiene che la Corte interferisca negli affari degli Stati Uniti in modo illecito e che eroda la loro sovranità nazionale.

È una linea che gli Stati Uniti applicano da molto tempo e in generale verso i tribunali internazionali, e che li porta ad avere un approccio molto selettivo. Agli accordi che istituiscono tribunali permanenti preferiscono accordi bilaterali e clausole inserite in singoli trattati, che permettono di decidere caso per caso se sottoporsi al giudizio internazionale.