Se la Corte penale internazionale (Cpi) preferisce non replicare alle accuse del segretario di Stato Usa Marco Rubio, la difesa arriva dalla Commissione europea. «Rispettiamo l’indipendenza e l’imparzialità della Corte», ribatte Bruxelles tramite un suo portavoce, sottolineando che «attacchi o minacce» all’indirizzo del tribunale dell’Aja, «dei suoi funzionari o del personale sono semplicemente inaccettabili».
La replica europea arriva a stretto giro dopo le dichiarazioni con cui Rubio ha annunciato una vera e propria campagna per smantellare l’organismo istituito con lo Statuto di Roma del 1998. Per il segretario di Stato, la Cpi costituisce una minaccia alla sovranità americana e a quella dei suoi alleati. Eppure il tribunale dell’Aja, ha osservato ancora Bruxelles, «non prende di mira gli stati, né costituisce una minaccia alla loro sovranità». Piuttosto esercita la propria giurisdizione nei confronti delle persone accusate dei crimini più gravi.
WASHINGTON è in guerra con la Cpi almeno da quando contesta la legittimità dei mandati d’arresto emessi nei confronti del premier israeliano Netanyahu e dell’allora ministro Gallant per i crimini a Gaza. L’amministrazione Trump sostiene che la Corte non abbia giurisdizione sul caso e la accusa di colpire uno dei principali partner degli Usa, imponendo per questo sanzioni ai membri del tribunale. L’offensiva di Rubio arriva in una fase delicata per la Corte. Il procuratore capo Karim Khan, già colpito dalle sanzioni statunitensi, resta sospeso dall’esercizio della professione di avvocato nel Regno Unito nell’ambito del procedimento disciplinare legato alle accuse di molestie sessuali mosse da una sua collaboratrice.










