Il crollo delle quotazioni del petrolio non è una reazione emotiva dei mercati, ma l’anticipazione di un nuovo equilibrio destinato a consolidarsi nei prossimi mesi. È questa la lettura del Centro studi di Unimpresa, secondo cui gli attuali livelli del greggio rappresentano una fotografia realistica dello scenario atteso tra agosto e ottobre e potrebbero preludere a un Brent sotto la soglia degli 80 dollari entro la fine dell’anno.
Dopo il brusco ribasso della seduta odierna, con il Wti sceso sotto gli 80 dollari e il Brent attestato in area 83,5 dollari al barile, gli analisti di Unimpresa ritengono che il mercato abbia già incorporato gli effetti della ripresa dei negoziati tra Washington e Teheran e della decisione dell’Opec+ di aumentare ulteriormente la produzione.
Il mercato guarda alle aspettative Secondo il report, la flessione del greggio appare solo in apparenza contraddittoria rispetto alle tensioni ancora presenti nell’area del Golfo.
In realtà gli operatori finanziari stanno scontando un cambiamento nella traiettoria del rischio geopolitico: non la sua scomparsa, ma una graduale de-escalation.
A sostenere questa dinamica contribuisce anche il lato dell’offerta.






