<p>I prezzi del petrolio accelerano al rialzo a causa dei timori riguardo a possibili interruzioni delle rotte di approvvigionamento in Medio Oriente, dovute all’intensificarsi delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e alle minacce al traffico marittimo da parte della milizia Houthi, sostenuta dall’Iran, nello Yemen. </p> <h2>Brent al top da quasi sei settimane</h2> <p>Con il Segretario di Stato americano Marco Rubio che ha affermato che Teheran «non prende sul serio i negoziati» e che è a rischio il «principio fondamentale della libertà di navigazione» nello Stretto di Hormuz, il future sul Brent ha toccato un massimo a 95,47 dollari al barile, il top da quasi sei settimane, e quello sul Wti a 88,61 dollari al barile.
Alle 14:45 registrano, rispettivamente, un +3,47% a 94,18 dollari e un +3% a 86,89 dollari.
Anche il gas naturale in Europa guadagna il 4% e sale a 62 euro a megawattora. </p> <h2>Si accentua la situazione di backwardation</h2> <p>Ancora più importante lo spread a tre mesi del greggio Brent si è ampliato fino a 10,89 dollari al barile, il livello più elevato dal 22 maggio, accentuando la situazione di backwardation a causa dell’aumento dei rischi sul fronte dell’offerta.










