In collaborazione con Accenture
L’instabilità geopolitica sta mettendo a nudo le vulnerabilità dell’attuale sistema energetico tra produzione, distribuzione e stoccaggio. La pressione dell’intelligenza artificiale e l’avanzata dei data center rappresentano uno stress test senza precedenti. Ma la stessa AI e le tecnologie di frontiera possono rappresentare la chiave di volta
di Andrea Frollà
Le recenti crisi geopolitiche hanno messo a nudo la debolezza degli approvvigionamenti energetici delle economie moderne, ma la grande sfida di sistema è solo apparentemente fisica e materiale. L’energia è infatti sempre più intrecciata con i dati, l’intelligenza artificiale e il cloud. E lo scoppio delle recenti tensioni in Medio Oriente, in particolare la distruzione fisica di alcuni data center nel Golfo Persico, non ha fatto altro che mostrare come infrastrutture considerate fino a ieri puramente "virtuali" siano diventate ormai nodi sempre più strategici, sensibili ed esposti nell’era digitale.
Questi enormi centri di calcolo e archiviazione dei dati sono ormai considerati comparti strategici tanto quanto i trasporti e le telecomunicazioni. Del resto, un blackout o un'interruzione prolungata dell'alimentazione elettrica di un data center può letteralmente paralizzare i sistemi di pagamento, mandare in tilt la logistica integrata e i servizi digitali della pubblica amministrazione, propagando l'effetto di blocco all'economia reale in tempi rapidissimi. L’avanzata dell’intelligenza artificiale e dei data center si inserisce per di più in un sistema energetico che sta affrontando una crescita strutturale della domanda guidata da quattro megatrend globali: il clima, la demografia, le risorse e appunto la tecnologia.








