A metà luglio mi sono preso qualche giorno libero; una vacanzina, per ricaricare le batterie. E sono stato alle isole Eolie. Il proposito era ben preciso: concedermi una tregua. Una pausa dal lavoro, dalle piccole incombenze della quotidianità, dall’afa della città. E dal cellulare. Volendo staccare del tutto, e-mail, messaggi e chiamate, mi ero detto che usare il telefono il meno possibile fosse necessario. E così avrei pure mollato i Social per un po’. Instagram, in realtà; Facebook non lo uso da anni, terra di boomer e scheletri nell’armadio, X appartiene all’ultradestra e TikTok non l’ho mai capito. Sì, farmi quei giorni alle Eolie senza il cellulare nelle mani mi sembrava una bella idea.
Naturalmente, ho fallito. E male.
La battaglia contro Instagram l’ho persa subito; al minuto uno: manco a parlarne, davvero. Mentre quella contro il lavoro l’ho vinta; sì, so cosa state pensando, facile vincere quella battaglia lì, ma per me non è esattamente così.
A ogni modo.
Che avessi un problema con Instagram lo sapevo già. Quello che viene fuori da questa vacanza è che lo uso sempre più per postare e sempre meno per curiosare o informarmi, farmi i fatti dei miei amici o guardare i video che l’algoritmo mi piazza sotto al naso. Non credo, però, si tratti di vanteria; non lo escludo categoricamente, comunque Piuttosto credo che a essere cambiata sia, più in generale, la dinamica dei Social. E oggi ciò che sembra importare è raccontarsi, creare un personaggio, qualcuno che ci piaccia più di quanto ci piacciamo noi. E scriverlo tutti i giorni cercando la validazione degli altri.










