L'intervista a Marco Giustiniani, co-Managing Partner Pavia e Ansaldo Studio Legale

"Per oltre un secolo l’ordinamento italiano ha delineato la figura dell’avvocato come un professionista individuale, autonomo, lontano dalle logiche e dalle dinamiche del mercato e, quindi, anche e doverosamente dalle imprese che nel mercato si muovono. Potremmo azzardare che l’immagine dell’avvocato era quella di un’isola, in un’ottica esattamente opposta al noto verso di John Donne secondo cui 'nessun uomo è un’isola'. Tale modello, che ha avuto certamente una sua coerenza storica nel Novecento, ha tuttavia iniziato ad essere ‘scalfito’ già nell’ultimo decennio del secolo scorso. La vigente legge professionale (n. 247 del 2012) non ha saputo cogliere sino in fondo questo cambiamento di prospettiva. In altri termini, c’è stato un affaccio sul futuro, ma in quell’occasione il legislatore non ha correttamente fotografato lo stato dell’arte di una professione in profondo cambiamento e, pertanto, non ha saputo fornire le risposte giuste alle domande che già allora emergevano dal mercato dei servizi legali. La legge delega di riforma dell'ordinamento forense, recentemente approvata in via definitiva dal Senato, segna, invece e in modo esplicito, il superamento di tale paradigma". E' l'analisi sull'approvazione della legge delega per la riforma forense tracciata con Adnkronos/Labitalia da Marco Giustiniani, co-Managing Partner Pavia e Ansaldo Studio Legale.