L’intervista rilasciata da Marco Rubio a Lara Trump su Fox News offre uno dei ritratti più completi della politica estera del Trump 2.0. Sul dossier cinese, però, emerge un elemento che va oltre le posizioni ormai note del segretario di Stato: un tempo falco anti-Pechino, da attore protagonista dell’amministrazione sembra oggi interpretare la competizione con la Cina attraverso il prisma della diplomazia transazionale del leader Donald Trump
Tra Cuba, Iran, Venezuela e Ucraina, è il passaggio dedicato alla Cina a offrire la chiave più interessante dell’intervista rilasciata dal segretario di Stato Marco Rubio a Fox News domenica. Parlando con Lara Trump – la moglie di Eric Trump, terzo figlio del presidente e presidente del Republican National Committee – il segretario non cambia la posizione sua e americana nei confronti di Pechino: piuttosto mostra, sulla rete preferita dalla base elettorale trumpiana e soprattutto dai conservatori che potrebbero ritrovare il nome “Rubio” sul ticket elettorale delle prossime presidenziali, come sia cambiato il modo di raccontare la competizione con Pechino.
Rubio continua infatti a descrivere la Cina come il principale competitore strategico degli Stati Uniti. Parla dell’obiettivo della Repubblica popolare di Xi Jinping di diventare “il Paese più potente del mondo” e di farlo chiaramente a spese di Washington, per l’ottica dell’americano, poi ribadisce che la competizione tra le due potenze è destinata a proseguire e conferma la linea americana sul mantenimento dello status quo nello Stretto di Taiwan.








