Per anni il biossido di rutenio (RuO₂) ha rappresentato un piccolo rompicapo per la comunità dei fisici della materia condensata. A seconda dell'esperimento considerato, questo ossido metallico si mostrava talvolta magnetico, talvolta del tutto privo di magnetismo. Questa incoerenza sperimentale ha reso difficile stabilire se il materiale possa essere classificato come altermagnete, una classe di materiali combina caratteristiche tipiche sia dei magneti convenzionali sia dei materiali non magnetici e che, secondo le previsioni teoriche, potrebbe abilitare dispositivi elettronici più veloci ed efficienti dal punto di vista energetico.
Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, sembra ora aver individuato l'elemento mancante nel quadro: non si tratterebbe di una caratteristica intrinseca e immutabile del materiale, ma di una proprietà legata al grado di deformazione a cui il reticolo cristallino viene sottoposto. Facendo crescere un film ultrasottile di RuO₂, dello spessore di appena due nanometri, e mantenendone il reticolo sotto tensione meccanica, i ricercatori hanno rilevato segnali chiari di ordine magnetico che nei campioni più spessi e rilassati risultavano invece invisibili.









