Arezzo, 3 agosto 2026 – «La fragilità non si arresta, non si sgombera, non si uccide Quello che è successo non è un dramma isolato, ma il tragico risultato di una precisa visione politica e sociale. La morte di Fakir si inserisce infatti nel quadro complessivo di come il Governo e le istituzioni territoriali scelgono di affrontare la questione sociale: unicamente attraverso la lente dell’ordine pubblico. Gli ultimi “Decreti Sicurezza” sono solo l’espressione più evidente di un sistema che colpisce l’intera società. Dalle zone rosse ai Daspo urbani, fino alla repressione sistematica del dissenso in ogni ambito, dalle scuole, ai posti di lavoro, fino alle piazze per i diritti e per il clima. Ma chi risponde al bisogno con la repressione, firma soltanto la propria disfatta umana e istituzionale». Martedì 4 agosto 2026 alle ore 8, sotto le finestre della Prefettura portiamo la memoria, il nome e il grido vivo di Fakir.

La repressione non è mai una soluzione, è sempre una resa. Abbiamo noi tutti un urgente bisogno di ripensare le nostre relazioni, di pretendere servizi efficaci, accoglienti ed umani. La fragilità non è un problema di ordine pubblico da nascondere dentro al decoro, ma la trama stessa della nostra umanità. Nessuno deve più essere lasciato da solo a camminare nel buio. Nessuno deve mai più morire per il torto di essere fragile. Dove il potere risponde con la violenza della repressione, noi portiamo la pretesa ferma del prendersi cura.