Nelle analisi sulla capacità dei sistemi produttivi di creare valore, un ruolo centrale è generalmente attribuito all’andamento della produttività. Nel dibattito sull’efficienza del sistema imprenditoriale italiano, infatti, viene spesso sottolineato il divario di produttività rispetto ai principali Paesi concorrenti. La produttività del lavoro è solitamente misurata attraverso un indicatore statistico che mette in relazione il valore aggiunto (reale) prodotto dalle imprese con la quantità di lavoro necessaria a generarlo, espressa in termini di addetti oppure di ore lavorate.

Le imprese più strutturate e di maggiori dimensioni hanno livelli di produttività più elevati rispetto a quelle più piccole, perché, disponendo generalmente di maggiori risorse da destinare agli investimenti, possono sviluppare più facilmente processi di innovazione tecnologica e organizzativa. In Italia, le imprese più piccole registrano una produttività pari al 62% della media e al 41% di quella delle imprese con oltre 250 addetti. La relazione tra dimensione aziendale e variazione della produttività è, tuttavia, meno immediata. Semplificando, la produttività aumenta quando il valore aggiunto cresce più dell’impiego di lavoro, in caso contrario la produttività diminuisce.