di

Giovanni Bianconi

L’attentato nel 2012. Il dolore dei genitori della ragazza. «Un orgoglio, era al posto giusto al momento giusto»

Il chiosco di fronte alla scuola alla periferia di Brindisi è ancora lì, con la telecamera che riprese l’assassino e fu decisiva per arrestarlo e fargli confessare la tentata strage. «Il panino dei desideri – Paninoteca, friggitoria, creperia, kebab», recita l’insegna multicolore. La facciata dell’istituto professionale di Stato, invece, è cambiata; ora i nomi a cui è intitolata sono due: «Francesca Laura Morvillo Falcone – Melissa Bassi». Alla moglie del giudice antimafia morta con lui a Capaci il 23 maggio 1992, dallo scorso anno s’è aggiunta la studentessa quindicenne uccisa dalla bomba fabbricata e fatta esplodere la mattina del 19 maggio 2012 da Giovanni Vantaggiato, un commerciante di carburanti che voleva vendicarsi di presunte ingiustizie subite.

L’incubo del ’92Nell’immediatezza, e per qualche ora, si pensò al ritorno della strategia della tensione mafiosa. La doppia coincidenza della scuola intitolata a una vittima illustre di Cosa nostra e l’imminente anniversario della strage del ’92 divenne subito un suggestivo indizio, insieme alla possibile reazione della criminalità locale a una recente retata nella vicina Mesagne, da dove era partito il pullman da cui erano appena scese Melissa e le sue sette compagne rimaste ferite. Si parlò di Sacra corona unita, ma anche di terrorismo, persino di matrice islamica.