Fare bene e fare presto. Seppur con sfumature differenti, le associazioni agricole accolgono con favore l’iniziativa degli assessorati all’Agricoltura di Puglia e Calabria ormai pronti, come anticipato ieri dalla «Gazzetta», a formalizzare al Ministero la richiesta dello stato di crisi per l’olio. Ora l’asticella si sposta un po’ più in là: nel merito dei contenuti, certamente, ma anche nei tempi di intervento a favore di un comparto che non può più aspettare. Il ministero, a quanto si apprende, dovrebbe avallare la richiesta senza troppe difficoltà: poi si tratterà di aprire i tavoli e, appunto, ragionare sulle misure.
A rivendicare la battaglia per lo stato di crisi è la Cia, come spiega il vicepresidente nazionale Gennaro Sicolo: «Siamo naturalmente d’accordo. Abbiamo spinto noi gli assessori delle due regioni a prendere un’iniziativa non più rinviabile - racconta -. Abbiamo fatto assemblee in Puglia e in Calabria proprio a questo scopo. Già da giorni sollecitavamo un cambio di passo». Sullo sfondo rimangono le iniziative già intraprese dal Ministero in termini di controlli, promozione e circolare sulle miscelazioni. Con relativo plauso. Ma la strada da percorrere è ancora tanta: «Lo stato di crisi comporterà un rinvio dei mutui e dunque un alleggerimento finanziario dei frantoi. Attraversiamo una situazione critica, direi vergognosa. A luglio 111mila tonnellate di olio erano ancora nelle cisterne a causa della concorrenza di oli extracomunitari che l’hanno fatta da padrone nella Grande distribuzione lasciando il prodotto italiano invenduto. Così - conclude Sicolo - è impossibile andare avanti».












