Manca solo l’ufficialità, ma è questione di un paio di giorni. Giusto il tempo per raccogliere altre adesioni regionali in Commissione politiche agricole (Cpa) e poi Puglia e Calabria formalizzeranno al ministero dell’Agricoltura la richiesta dello stato di crisi per il settore olivicolo.
L’iniziativa era nell’aria da tempo, da quando il comparto è sprofondato in una delle crisi più nere della sua storia. La concorrenza sleale di Paesi che non rispettano i nostri standard, il crollo dei prezzi, l’aumento esponenziale dell’invenduto, la crescita dei costi, l’ombra mai dissipata della Xylella. Insomma, una specie di tempesta perfetta che ha spinto due tra le Regioni più colpite a prendere l’iniziativa. Un’iniziativa anche politicamente bipartisan guidata dall’assessore pugliese all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, in quota Pd, e dal suo omologo calabrese, Gianluca Gallo, appartenente a Forza Italia. Da Roma i segnali sono positivi e si guarda con ottimismo al via libera ad un passaggio ormai pressoché obbligato, come spiega lo stesso Paolicelli: «È un atto necessario in una doppia chiave. Per il presente, cioè per reagire all’emergenza, ma anche per il futuro. È tempo di avviare una strategia sulla filiera dell’olio. Non partiamo da zero, però. Al contrario il Ministero ha già messo in campo misure preziose come il rafforzamento dei controlli, la circolare sulla miscelazione e le attività di promozione. Si riparte da qui». Nel breve periodo lo stato di crisi, che si tradurrà probabilmente in un tavolo nazionale ad hoc (tempi e modi spettano al governo), potrebbe portare ossigeno alle aziende principalmente sul versante economico. Da un lato sostenendo in modo più incisivo le realtà maggiormente esposte con le banche a causa della crisi, dall’altro intervenendo sui prezzi con un ritocco al rialzo. E allo scopo potrebbe essere utilizzato - magari con una «regionalizzazione» - proprio il Coltivaitalia, il provvedimento monstre da un miliardo di euro che contiene, in pancia, il nuovo Piano nazionale dell’olio. Accanto a questo, poi, il ragionamento di lungo periodo impone un’altra priorità: modificare i disciplinari dei consorzi Dop e Igp per procedere a una stima pre-raccolta entro giugno, in modo da conoscere in anticipo qualità e volumi della produzione. Monitorare l’offerta, insomma, per capire quali politiche adottare di conseguenza. Un’iniziativa che alcuni consorzi hanno già intrapreso. «I numeri sono ciò che manca in agricoltura - continua Paolicelli - e se non facciamo una raccolta attenta degli stessi difficilmente potremo indirizzare i nostri agricoltori e tutelare tutte le componenti della filiera a cominciare da quella più debole, cioè i produttori. Vale per l’olio ma anche per il vino».









