Un’avaria al motore, la rottura di un’ala a causa dei forti venti, l’errore umano del pilota nel disperato tentativo di raddrizzare la rotta: sono queste le ipotesi al vaglio degli inquirenti che stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente aereo in cui hanno perso la vita sette turisti italiani in volo sulle leggendarie linee di Nazca, nel sud del Perù. Il ministro del commercio e turismo peruviano Roger Flores è arrivato ieri pomeriggio sul posto e ha spiegato ai cronisti locali che la commissione di indagine sui disastri aerei sta lavorando per ricostruire la dinamica dell’incidente, ma che si tratta di un lavoro particolarmente complicato a causa dall’assenza della scatola nera che non è in dotazione obbligatoria su questo tipo di velivoli. «I nostri esperti stanno valutando la traiettoria del velivolo e stanno cercando le prove meccaniche del motore, confrontando tutte le informazioni con le registrazioni avute con la torre di controllo. L’aereo aveva tutti i permessi in regola, ma sappiamo che il pilota ha denunciato un incidente in pieno volo, adesso dobbiamo capire cosa è successo. Come governo stiamo prestando tutta la collaborazione del caso al personale diplomatico dei Paesi coinvolti nella tragedia, Italia, Germania e Spagna». Il capo della polizia locale Raul Roque Palomino è stato il primo ufficiale ad arrivare nella zona sabato pomeriggio per coordinare l’estrazione dei corpi dei passeggeri e dei due piloti del Cessna 200B Gran Gran Caravan della compagnia Aerodiana, specializzata in questo tipo di voli turistici. L’aereo era partito dall’aeroporto di Pisco alle 12. 10 di sabato e stava sorvolando la regione desertica mondialmente famosa per i giganteschi disegni risalenti alla cultura dei Nazca, popolo dell’antico Perù che ha vissuto tra il 100 e il 500 Dc.