Nascosti dietro una scalinata, tra le colline o nei capannoni abbandonati, aspettano che passi la polizia o l'esercito. A Ceuta, dopo l'ingresso giovedì di decine di migliaia di migranti per lo più rientrati in territorio marocchino, cresce l'emergenza umanitaria, tra ragazzi senza cibo e residenti sospesi tra solidarietà e paura. "La vita qui va avanti poco a poco. Con la gente bene, con la polizia no", racconta all'emittente Tve Muhad, 20 anni, arrivato a nuoto dal Marocco con l'amico Achim. Con loro c'era anche Mohamed, 19 anni, che però non ce l'ha fatta: è morto a pochi metri dalla costa. "Gridavo: forza Mohamed, ma non sono riuscito ad aiutarlo", racconta il ragazzo. La famiglia della vittima non sa ancora che il figlio è morto, mentre quella di Muhad ignora che lui sia riuscito ad arrivare a Ceuta.

Ceuta

Da giorni, su entrambe le sponde del confine, parenti e amici cercano disperatamente notizie dei tanti dispersi. Secondo l'Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh) le vittime sarebbero oltre 130 e ci sarebbero anche decine di dispersi, mente le autorità non hanno ancora diffuso dati ufficiali al riguardo. Il Centro di accoglienza di Ceuta è sempre off limits, sovraffollato e blindato. Per cui la maggioranza delle centinaia di migranti che ancora resistono a lasciare l'exclave sono costretti alla macchia ."Cerco solo di costruirmi una vita. Ho mia madre in Marocco e un fratellino malato che ha bisogno di insulina", racconta Muhad, che dice di voler raggiungere parenti nei Paesi Bassi o in Italia. "Non sono venuto a rubare, voglio lavorare. Parlo spagnolo e italiano, ho imparato il mestiere di elettricista. Ora mi resta solo affidarmi alla buona stella per non essere rimandato a casa", assicura.