Quella che segue è una lettera immaginaria indirizzata a Ennio Simeone da Francesco Gallina, primo direttore responsabile del Quotidiano della Calabria, dal caporedattore Cristina Vercillo e dai colleghi Sandro Tito e Antonino Catera, scomparsi prematuramente. Simulare l’accoglienza al loro direttore, per noi del Quotidiano è un modo per ricordarli tutti con affetto.

Direttore, sei arrivato. Ti abbiamo riconosciuto da lontano, dal passo di chi ha appena lasciato una scrivania in disordine e già pensa al giornale di domani. Lo sappiamo: non ci credevi, a questo posto. Lo dicevi con quel tuo garbo fermo che non concedeva nulla all’iperbole, nemmeno sull’eternità. Non ti preoccupare: non ti chiederemo di ricrederti. Ti diremo soltanto, con le tue parole, che il giornalismo non muore mai. Dagli Annales in poi cambia i mezzi, cambia la carta, cambia perfino i mondi. La redazione, però, resta. E questa, vedi, è una redazione. Guardati intorno: c’è chi firmava, c’è chi chiudeva le pagine, c’è chi correva dietro alla cronaca. Eravamo quasi al completo. Mancava solo il direttore.

Uno di noi se n’è andato con il tesserino in mano, un martedì di gennaio, sui marmi del municipio di Cosenza. Era il suo giorno di riposo, ma c’era una squadra da non lasciare sola e una città da raccontare: tu ci avevi insegnato così. Un altro se n’è andato prima ancora, e ha lasciato il nome sulla porta della sala dove i colleghi si riuniscono ogni giorno, in via Rossini: ogni volta che qualcuno entra lì per decidere la prima pagina, in un certo senso timbriamo anche noi. Non è l’eternità dei credenti, direttore. È quella dei cronisti: durare nel lavoro degli altri. Ci pare di ricordare che fosse l’unica in cui credevi anche tu.