Leggo le considerazioni del lettore sul giornale di oggi, per la multa al padre che portava sul tubo della bicicletta il figlio. Al di la dell’opinione personale sul fatto (personalmente appoggio l’operato dalla polizia locale, anche a sicurezza di un bambino), non credo sia trascurabile l’antefatto, che forse ha contribuito al resto: il padre, nonostante l’alt intimato dai vigili, ha tirato dritto verso la sua meta. Non lo considero un dettaglio, né una severità verso i deboli. Certo non sfrecciava in Ferrari né scappava con la droga, ma il rispetto per le regole (se ti dicono alt, ti fermi, e poi in caso discuti), il buon funzionamento di un sistema e l’ordine che tanto invidiamo agli altri Paesi, passa anche da qui.

Andrea Bianchin MontebellunaLa risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, mi riesce difficile parteggiare per l’uno o per l’altro. L’esercizio dell’autorità e il senso di responsabilità sono alcuni dei cardini della convivenza civile e di ogni organizzazione sociale. Mi pare che entrambi in questa vicenda siano stati declinati in modo un po’ discutibile o forse disinvolto. Mi spiego meglio. Nessuno può mettere in dubbio che l’agente di polizia locale che ha fatto la multa non abbia fatto il suo dovere e neppure si può dire che abbia abusato dei suoi poteri. Diciamo che potendo scegliere ha applicato la massima pena. Ma se si fosse limitato a fermare l’improvvido ciclista e a fargli una bella ramanzina di fronte al figlio, non avrebbe ottenuto un risultato persino migliore? Avrebbe fatto comunque il suo dovere e il suo operato non avrebbe prestato il fianco a nessuna critica. Neanche a quella di aver rispettato tutte le regole, meno quella del buonsenso. E difficilmente il papà-ciclista avrebbe potuto avere qualcosa da ridire. Un papà dal canto suo dovrebbe ben sapere che per ruolo e senso di responsabilità, a un figlio, tanto più se di giovanissima età, si deve insegnare, anche con i comportamenti, a rispettare le regole e le leggi, pure quelle che si ritiene siano sbagliate, stupide o eccessive. E a rispettare l’autorità. A maggior ragione quando si è in torto. Non è sempre facile, lo capisco. Ma ciascuno, invece di farsi dominare dal proprio ego, dovrebbe imparare ad essere anche consapevole del proprio ruolo e della propria funzione. Se i protagonisti di questa vicenda lo fossero stati un po’ di più, non saremmo qui a discutere.