Il più fortunato ha visto la pistola appoggiata sul cofano dell'auto, comprendendo subito l'antifona. Altri, più sfortunati, hanno assaggiato la violenza dei fratelli romani. Uno è stato rinchiuso nel bagagliaio di una macchina per più di cinque minuti. Un altro è stato sequestrato, condotto in un bosco, preso a pugni e ancora minacciato con una pistola. La dolce vita nei locali di Cortina era tale solo per i clienti, ignari di tutto. Non per i gestori che sono finiti nel cono di violenza dei due fratelli romani, Alvise Cobianchi e Leopoldo Cobianchi. Uno degli sfortunati è Graziano Prest, chef stellato del ristorante Tivoli e ora gestore anche del Roof Bistrot al terzo piano della Cooperativa.

Cortina, le mire della mafia sulle Olimpiadi. L’assessore Ghezze e l’incontro da 20 minuti con i fratelli Cobianchi: «Favori o sono problemi» L'AGGANCIO Nel 2019 Pres aveva rilevato la gestione dello Chalet Tofane insieme a un dipendente. Facevano attività di rifugio, ristorazione, apres-ski. Nel 2020, anno del Covid, il locale rimane chiuso e l'anno successivo si fanno avanti i due fratelli di Roma. È il dipendente a presentarli a Graziano Prest. «Dissero di disporre di un gruppo di 120 persone di Roma, tutte adulte e che non avrebbero creato problemi, da portare a Cortina per un evento», ha raccontato lo chef ai carabinieri. In quel frangente concordarono 36 mila euro come cifra per l'intera organizzazione, assicurando poi di poter organizzare un altro evento per Capodanno. Il rapporto di collaborazione si stringe così ma a questo punto iniziano i problemi. Un primo assaggio Prest ce l'ha durante i saluti dopo la festa per la fine dell'anno. «Evento e serata stupenda», gli dicono i Cobianchi abbracciandolo. «Il primo di tanti insieme. E ricordati sempre che per le prossime volte e i prossimi anni, d'ora in avanti, non sentirai prima noi ma sentirai solamente noi. Perché noi siamo diventati un'unica famiglia». Non una richiesta ma un ordine, sottolineano gli investigatori. E quando si tratta di riorganizzare un altro evento arrivano anche le minacce fisiche. Leopoldo si avvicina a pochi centimetri da naso di Prest, quando percepisce l'indecisione nella risposta per la gestione dell'organizzazione. «Come vediamo? No, siamo noi qua». «Ho glissato e mi sono subito allontanato», ha dichiarato poi lo chef. «Ho sentito un misto di minaccia, paura, mi sono sentito fortemente intimidito». A qualcuno è andata decisamente peggio. È il caso di Loris O., organizzatore di eventi romagnolo che lavora tra Jesolo e Cortina. In quel periodo lavorava proprio allo Chalet Faloria. Ha avuto la sventura di incrociare la strada dei due pariolini, che l'hanno costretto a cessare il rapporto di collaborazione diretto con il locale pubblico. Per lavorare doveva parlare con loro. E come hanno fatto a convincerlo? Non con le buone. Uno dei loro scagnozzi, Ivan Montesanto, ha preso a forza Loris O., l'ha caricato in macchina e portato in mezzo a un'area boschiva in zona Rio Gere. Lì, ad attenderlo, c'era Leopoldo Cobianchi. Prima l'ha colpito con un pugno e poi ha estratto la pistola. «Non devi permetterti di organizzare après ski al Faloria senza la mia autorizzazione. Gli ha imposto addirittura un resoconto economico degli eventi futuri, così da consentirgli di capire realmente i guadagni conseguiti. Contattato dal Gazzettino, Loris O. taglia corto: «Mi dispiace ma non me la sento di dire nulla, ho paura ancora oggi». Un'altra vittima è Riccardo C., gestore della discoteca Blue di Cortina. Lui si è sentito dire: «Questa è Cortina, qui comandiamo noi».