«Tremavamo di paura, ma volevo difendere la mia casa, le cose preziose che i miei con tanti sacrifici avevano messo da parte. E allora ho reagito, ho tentato di togliere la pistola a chi me la stava puntando addosso. L'ho fatto d'istinto, solo adesso mi rendo conto di aver rischiato e che sarebbe potuta andare molto peggio». Giorgio Locanto, figlio di Diego, ex pallavolista e ora pilota e proprietario di un racing team Lamborghini, rivive a distanza di un giorno l'incubo trascorso nella notte tra venerdì e sabato quando nella casa dei suoi genitori (che erano a Roma, a Vallelunga, per una corsa), a Montemarciano, in provincia di Ancona, lui e i suoi tre amici (fra cui due ragazze) sono stati sequestrati da un commando di almeno 5 uomini, forse romeni.
La serata, cominciata con un drink in piscina, si è chiusa con la paura di una rapina da film. «È stata un'ora da incubo» dice il 19enne, studente di Economia e calciatore, nell'ultima stagione tra Castelfidardo e Chieti in Serie D. «Con i miei amici avevamo trascorso una serata piacevole, attorno all'1.30 siamo saliti nelle nostre camere. In un attimo sono entrati 5 individui incappucciati, impugnavano pistole e torce». Erano entrati dopo aver fatto un buco nella recinzione giorni prima, e dopo aver forzato un ingresso sul retro. «La porta della camera del mio amico era chiusa a chiave. L'hanno abbattuta a calci - continua -. Poi ci hanno messi in una stanza, con uno di loro che ci puntava due pistole addosso e gli altri che svaligiavano casa». Prima di tutto, hanno sottratto i cellulari dei ragazzi e li hanno nascosti in casa. «Uno di noi però è riuscito a chiuderlo in un cassetto in camera, non l'hanno trovato: con quello poi abbiamo dato l'allarme al 112». Ma prima di farlo, è passata un'ora buona. «Hanno chiesto chi fosse il proprietario, ho risposto che ero io il figlio del titolare, che era fuori per lavoro. Mi hanno chiesto dove fosse la cassaforte, ho detto che non lo sapevo, che qui trascorro solo i mesi estivi ma non mi hanno creduto. Uno di loro mi ha colpito con due pugni per intimorirmi e allora gli ho indicato dov'era». Il racconto del giovane diviene drammatico. «Mi hanno ricondotto dai miei amici, uno ci minacciava con la pistola. Sentivamo un rumore, stavano trapanando la cassaforte. Eravamo tutti terrorizzati. Pensavo a mio padre e al fatto che stavano rapinandolo dei suoi beni più cari, come la collezione di orologi a cui tiene molto. In un momento di distrazione ho cercato di sfilare la pistola ad uno dei rapinatori ma non ci sono riuscito e lui mi ha colpito di nuovo facendomi vedere che aveva il caricatore pieno e pronto per essere usato».








