L’ultima fase di bradisismo è iniziata nel 2005. I terremoti ai Campi Flegrei sono però in aumento dal 2020 e hanno accelerato nel 2023» spiega Stefano Branca, direttore del Dipartimento Vulcani dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Le 11 scosse di magnitudo sopra a 4 sono tutte concentrate negli ultimi due anni e mezzo, mai se ne erano registrate prima. Quella di venerdì sera (magnitudo 4.7) è stata la più forte da quando l’Ingv ha installato la sua rete di monitoraggio sui “campi ardenti”. Il sisma ha innescato uno sciame di circa 200 scosse. Si aggiungono alle 23mila registrate negli ultimi vent’anni, la maggior parte concentrate nel periodo più recente. «I Campi Flegrei — aggiunge Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv — possono arrivare a una magnitudo di 5.1».

Anche lei conferma che «la crisi bradisismica iniziata nel 2005 è in fase di accelerazione. Sono il sollevamento del suolo e la sua deformazione a determinare l’energia di un terremoto». In vent’anni nell’area di Pozzuoli il terreno è salito di 165 centimetri e il motivo non è dei più rassicuranti. I Campi Flegrei, a dispetto del loro aspetto pianeggiante e dei paesi che vi sono cresciuti sopra, sono infatti un vulcano attivo: la caldera potenzialmente più pericolosa in Europa. «Sappiamo che a 7-8 chilometri di profondità esiste una camera magmatica» spiega Aldo Zollo, professore di sismologia all’università Federico II di Napoli. «Non vediamo però segnali di risalita. Se ci fosse un’eruzione imminente, saremmo in grado di coglierne i segnali».