Mentre in Italia riscaldiamo la minestra, riprendendoci un allenatore che era saltato dalla finestra, il calcio mondiale è arroventato. La mossa machiavellica di Infantino — mai cognome fu tanto ingannevole — ha provocato reazioni furiose. Il piano Fifa — mai sigla fu così premonitrice — mette paura. Cedere le competizioni internazionali — Coppa del Mondo in testa — a investitori privati è un’idea arrogante. Ovviamente, appena si parla di soldi e potere su scala globale, sbuca Donald Trump: la famiglia presidenziale è tra i grandi sponsor del progetto. Che, purtroppo, ha una sua logica: più partite (Coppa del mondo extralarge, il noioso Mondiale per Club), più diritti televisivi, più sponsor, più pubblicità, più scommesse, più denaro. E questo, per qualcuno, è l’unica cosa che conta.
Era chiaro che la Uefa — organo di governo del calcio europeo — l’avrebbe presa male. Anche se, come ingordigia, non scherza. Ai tradizionali Campionati europei s’è aggiunta la stanca Nations League; mentre la nuova Champions League allargata obbliga le squadre migliori a giocare due volte la settimana per tutto l’anno. Poi c’è l’Europa League, d’accordo; ma della Conference League c’era bisogno? E le federazioni nazionali? Anche quelle vogliono la loro fetta: ci sono i campionati (molti a venti squadre), le coppe nazionali, le inutili supercoppe, i tornei, le amichevoli.










