«Quali sono i tre segreti della cucina francese?», chiede Kate (Catherine Zeta-Jones), chef de cuisine, a Nick (Aaron Eckhart), suo sous chef, nel film Sapori e dissapori. «Burro, burro, burro», risponde lui riprendendo il motto di Fernand Point, celeberrimo chef vissuto nella prima metà del secolo scorso, considerato uno dei padri della moderna cucina francese. In realtà la frase sulla quale Point, 3 stelle Michelin, fondava la butirrosa filosofia spiegata nelle 200 ricette del libro Ma gastronomie, uscito postumo nel 1969, era: «Du beurre! Donnez-moi du beurre! Toujours du beurre!». Burro! Datemi burro! Sempre burro!

Il film è carino, romantico, si guarda con simpatia anche perché lei, sussiegosa interprete della cucina internazionale – che poggia le basi su tecniche, salse, organizzazione della brigata di cucina e vocabolario d’Oltralpe -, dopo adeguati assaggi, si converte: Nick, cresciuto come cuoco in Italia, le dimostra quanto siano buoni, sani, semplici e quanto piacciano a grandi e bambini gli spaghetti al pomodoro con basilico e altri genuini e autentici sapori dell’arte culinaria italiana che ha storia, tradizione e civiltà da vendere. Ci sarà pure un motivo per il quale la nostra è l’unica cucina al mondo ad essere patrimonio Unesco nella sua interezza. O no?