sabato 1 agosto 20267' di letturaPIANO PANDEMICO CERCASI
È il 27 gennaio 2020. Giuseppe Conte, cravatta blu e pochette d’ordinanza, è seduto di fronte a Lilli Gruber negli studi di La7. L’allora presidente del Consiglio è reduce dal divorzio con la precedente maggioranza e da pochi mesi si ritrova, con una giravolta a 360 gradi, a rappresentare un nuovo governo a guida M5S-Pd. A tenere banco per tutta l’intervista c’è la polemica politica all’indomani delle elezioni in Emilia Romagna, vinte dal centrosinistra. Verso la fine, però, arriva una domanda preoccupata della conduttrice sul “virus cinese”, su cui il 5 gennaio 2020 l’OMS aveva diramato il primo alert: «Pare che potremmo arrivare ad un’emergenza globale, siamo pronti noi, in Italia?». «Siamo prontissimi, l’Italia in questo momento è il Paese che ha adottato misure cautelative all’avanguardia rispetto agli altri», risponde il premier assicurando di aver attivato, di concerto con il ministro Roberto Speranza, «tutti i protocolli di prevenzione possibili e immaginabili». La storia non gli darà ragione. Eravamo tutt’altro che pronti: nelle settimane successive a quell’intervista si procedette in ordine sparso, permettendo al virus di diffondersi e mietere un numero elevatissimo di vittime. Un fatto confermato anche da medici e scienziati sentiti dalla Commissione di inchiesta sul Covid, istituita nel 2024 per fare luce sulla gestione della pandemia. Tanto per cominciare, sarebbe interessante capire a quali protocolli di prevenzione si riferisse Conte.GENNAIO 2020







