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Soprattutto in Europa il presidente della FIFA Gianni Infantino è sempre più impopolare, eppure è difficile pensare che ci possa essere nel breve termine un’altra persona alla guida della Federazione, che è l’organizzazione che gestisce il calcio e ne organizza il torneo più famoso, i Mondiali. Tra meno di un anno ci saranno le elezioni per il prossimo mandato da presidente, e non solo ancora non si è fatto avanti nessuno per sfidarlo ma non ci sono neanche molti nomi che potrebbero realisticamente avere una possibilità contro di lui.

Infantino ricopre l’incarico dal 2016, quando fu eletto un po’ a sorpresa subito dopo un grosso scandalo interno di corruzione. Durante i suoi primi tre mandati (il limite è di quattro, ciascuno della durata di quattro anni), Infantino ha trasformato la FIFA. L’ha resa più ricca e più inclusiva, per esempio ampliando i Mondiali da 32 a 48 squadre, ma anche più controversa: per via la sua gestione personalistica del potere, per scelte discutibili sul piano commerciale, etico o sportivo, e anche per il suo stretto rapporto con paesi poco democratici come il Qatar e con il presidente statunitense Donald Trump.

È soprattutto la mancanza di alternative a rendere difficile ipotizzare un altro presidente, anche ora che la posizione di Infantino è quantomeno compromessa dagli avvenimenti di questa settimana intorno al tanto contestato piano per privatizzare una parte delle attività della FIFA, su cui alla fine è strato costretto a tornare indietro.