Un sisma politico senza precedenti sta incrinando le fondamenta della FIFA, trasformando la leadership di Gianni Infantino — fino a poche settimane fa ritenuta inattaccabile — in una roccaforte sotto assedio. L’innesco ha un nome preciso: FIFA Forward Enterprise (FFE).

L’ambiziosa e controversa iniziativa del presidente, concepita per aprire le principali competizioni internazionali, a partire dai Mondiali, a capitali privati guidati da un fondo con sede a New York, è affondata sotto la pressione di una sollevazione tanto interna quanto esterna.

Il ritiro del progetto non ha placato l’incendio; al contrario, ha aperto una frattura istituzionale profonda. Nei corridoi del calcio globale, il tema non è più la débâcle finanziaria, bensì la stessa tenuta della leadership di Infantino.

La UEFA ha formalmente ritirato la fiducia, il presidente de LaLiga, Javier Tebas, ne ha invocato le dimissioni e figure di primo piano all’interno della FIFA, tra cui il consigliere senior Carlos Cordeiro e il dirigente operativo Kevin Lamour, si sono dimesse o hanno denunciato l’opacità e la gestione verticistica dell’operazione.

Con l’immagine di “uomo inevitabile” ormai compromessa, Infantino è costretto sulla difensiva. Pur potendo contare su un solido serbatoio di consensi in Africa, Asia e tra diverse federazioni minori — consenso alimentato anche dai fondi di sviluppo promessi — l’ipotesi di un Consiglio FIFA straordinario per chiedere chiarimenti, se non addirittura un passo indietro, è diventata concreta.