Donald Trump non sa più come chiudere la guerra con l’Iran e, per uscirne, sta pensando di allargarla. Il conflitto, arrivato al sesto mese, è diventato da tempo un pantano per gli Stati Uniti: la diplomazia è ferma, Teheran non accetta le condizioni di Washington, né Washington quelle di Teheran. Da giorni il presidente minaccia una nuova offensiva, lascia intendere che gli Stati Uniti siano pronti a tornare a colpire e poi rinvia la decisione. Il leader americano sa che un’escalation potrebbe coinvolgere altri Paesi, provocare una risposta iraniana più ampia e trasformarsi in un peso politico per i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato. Ora, però, non può più permettersi di restare fermo. Abbandonare la guerra senza una soluzione significherebbe ammettere che la strategia americana ha fallito, non ha raggiunto gli obiettivi promessi.
Trump starebbe valutando un nuovo attacco contro l’Iran, il più ampio e pesante dall’inizio del conflitto. Secondo il Wall Street Journal, il presidente avrebbe ordinato ai vertici militari di preparare un’offensiva che potrebbe iniziare già questo fine settimana e durare diversi giorni. Il piano sarebbe stato autorizzato durante l’incontro di Camp David, ma la decisione non sarebbe irreversibile. Se l’Iran mostrasse qualche apertura sul fronte diplomatico, potrebbe convincere Trump a sospendere gli attacchi e a tornare ai negoziati. Interrogato venerdì sulla possibilità di un’escalation "su larga scala”, Trump ha risposto che quella strada è già stata imboccata. “Stiamo per farlo. Lo abbiamo già fatto”, ha insistito. Poco prima aveva annunciato che gli Stati Uniti avrebbero colpito l’Iran “molto duramente”, sostenendo che, a un certo punto, il regime avrebbe ceduto. L’obiettivo, a detta dei media americani, sarebbe compiere un attacco dalla portata così intensa da costringere Teheran a tornare al tavolo.











