Bella sorpresa al largo delle coste del Benin: un complesso di barriere coralline, ritenuto morto da oltre sessant'anni, è invece brulicante di vita. Lo ha rivelato sulle pagine della rivista Frontiers in Marine Science un team di ricercatori dell'Institut de Recherches Halieutiques et Océanologiche du Bénin, che, grazie a sofisticati droni subacquei, è arrivato a 50 metri di profondità, là dove la luce inizia a scarseggiare, restituendoci immagini inedite di lussureggianti ecosistemi che prosperano tra luce e oscurità.

I coralli “dimenticati”

Dell’esistenza di formazioni coralline nella regione, a circa 50 metri di profondità, si sapeva fin dagli anni Sessanta del secolo scorso, segnalate da indagini condotte per identificare nuove aree di pesca. All’epoca, tuttavia, sulla base di dati acustici e qualche limitato campionamento, gli esperti avevano ipotizzato che queste strutture fossero prive di vita. E per decenni sono state “dimenticate”, rimaste come un semplice appunto in un archivio storico. Ma una distesa tanto imponente (lunga circa 40 chilometri) non poteva rimanere ignorata per sempre.

La barriera ritrovata

A riscoprire la potenziale barriera corallina sono stati i ricercatori del progetto Coreb (Coral reefs rediscovering and exploration in Benin), che hanno voluto verificare quali fossero le sue effettive condizioni. Tra aprile e dicembre 2025, gli esperti hanno utilizzato prima un sonar a scansione laterale per creare una mappa dettagliata della forma e della consistenza del fondale marino, poi piccoli droni subacquei dotati di telecamere ad alta risoluzione e un sistema di ripresa stazionario (Deep Sea Camera System, fornito dal National Geographic Exploration Technology Lab) per ottenere immagini nitide. E quello che hanno visto - riferiscono - è stato emozionante: un vivo ecosistema corallino mesofotico (dal greco mesos, cioè “media”, e photos, ossia “luce”), il primo documentato sulla piattaforma continentale di questa parte dell'Africa occidentale.