C'è una domanda che vale la pena porsi nel giorno in cui Yves Saint Laurent avrebbe compiuto novant’anni (nacque il primo agosto 1936, a Orano, nell'allora Algeria francese). E se il suo capolavoro non fosse stato soltanto il tuxedo da donna, ma la costruzione della propria immagine? Perché pochi stilisti del Novecento sono stati fotografati quanto lui. E probabilmente nessuno lo è stato con una tale concentrazione di fenomeni. Richard Avedon, Irving Penn, Helmut Newton, Horst P. Horst, Cecil Beaton, William Klein, Annie Leibovitz, Steven Meisel, Guy Bourdin, Robert Doisneau, David Seidner, Andy Warhol: basta leggere l'elenco per avere l'impressione di sfogliare una storia della fotografia del XX secolo, più che la rassegna stampa di uno stilista.

Courtesy ICP Press Office

Da questa intuizione parte “Yves Saint Laurent and Photography”, la grande mostra in scena fino al 28 settembre all'International Center of Photography di New York. La tesi è semplice e, allo stesso tempo, sorprendente: Saint Laurent non è stato soltanto fotografato. È stato uno dei primi creativi a capire che, nell'epoca dell'immagine, un couturier non disegna solo vestiti. Disegna anche il proprio volto pubblico. Molto prima che Karl Lagerfeld trasformasse se stesso in un logo ambulante, prima che Tom Ford costruisse un personaggio hollywoodiano, prima che Virgil Abloh rendesse il designer una celebrity globale, Yves Saint Laurent aveva già intuito che il direttore creativo poteva diventare un protagonista della cultura visiva tanto quanto le sue collezioni. Lo si vede in una delle foto più celebri della storia della moda: il ritratto realizzato da Jeanloup Sieff nel 1971 per promuovere il profumo YSL Pour Homme. Saint Laurent posa completamente nudo. Oggi può sembrare un gesto quasi prevedibile, ma allora fu un terremoto culturale. Uno stilista non vendeva semplicemente un prodotto: metteva in vendita la propria immagine, il proprio corpo, la propria vulnerabilità. Da quel momento il couturier diventa un soggetto inesauribile. C'è il Saint Laurent fragile e assorto di Avedon. Quello elegante e malinconico di Penn. Quello teatrale di Beaton. Quello erotico di Newton. Quello quasi cinematografico di William Klein. Ogni fotografo sembra ritrarre una persona diversa. Eppure tutte quelle persone sono Yves Saint Laurent.