Quando si parla di Zes Unica, il dibattito si concentra quasi sempre sugli incentivi fiscali, sul credito d’imposta e sulla semplificazione amministrativa. Sono strumenti importanti, che stanno contribuendo a rendere il Mezzogiorno più attrattivo per gli investimenti. Ma la vera domanda è un’altra: siamo pronti a trasformare questa opportunità in un modello di sviluppo stabile e duraturo? La risposta non dipenderà soltanto dal numero di aziende che sceglieranno di investire in Puglia.
Dipenderà soprattutto dalla capacità del territorio di costruire un ecosistema competitivo, nel quale industria, commercio, servizi, turismo, logistica, professioni, innovazione e IA, fattore strategico per la Puglia, crescano insieme. Non si tratta di un dettaglio: il terziario rappresenta oggi la componente prevalente dell’economia pugliese, sia in termini di occupazione sia di valore aggiunto. Tant’è che in Puglia oltre il 70% del valore aggiunto e dell’occupazione è riconducibile al sistema del terziario. È la dimostrazione che la competitività di un territorio non si costruisce soltanto nelle aree industriali, ma attraverso un sistema integrato di commercio, servizi, turismo e professioni capace di generare valore lungi l’intera filiera economica. La ZES non può essere interpretata come una semplice misura di attrazione degli investimenti.









