di

Alice Scaglioni

«Nell'Odissea le figure femminili sono personaggi molto importanti, non solo perché sono molti e molto diversi, ma anche perché sono essenziali per la struttura del poema», spiega la grecista Barbara Graziosi

La fedele Penelope, la magnetica Calipso, la maga Circe. Ancora oggi le donne dell’Odissea continuano ad affascinarci, forse persino più del protagonista del poema omerico che dà il nome all’opera stessa. Certamente più delle figure femminili dell’Iliade, che precede i fatti narrati nell’Odissea. Lo abbiamo visto di recente, con l’uscita dell’ultima rilettura a cura di Christopher Nolan: i personaggi più chiacchierati, indagati, analizzati sono proprio le donne che si alternano accanto a Odisseo. «Nell'Odissea le figure femminili sono personaggi molto importanti, non solo perché sono molti e molto diversi, ma anche perché sono essenziali per la struttura del poema - spiega la grecista e filologa Barbara Graziosi, professoressa di Studi Classici all'Università di Princeton -. Se vogliamo il ritorno di Odisseo può avvenire solo perché esiste Penelope. E poi ci sono gli altri personaggi femminili che agiscono come freno al suo rientro a Itaca. Calipso, Circe e le sirene vorrebbero trattenerlo, prosegue Graziosi, così come Nausicaa, che per la grecista rimane «il pericolo più grande» («lo stesso Odisseo vorrebbe rimanere con lei», aggiunge) e per questo ci fa riflettere «su cosa sia davvero l’amore, ovvero sperare che l’altro voglia restare e non trattenerlo con la forza». Insomma, la separazione fondamentale è tra Penelope e tutte le altre, compresa Elena, la donna più bella del mondo, ben diversa da quella che avevamo conosciuto nell’Iliade.