di
Virginia Piccolillo
Il deputato meloniano: non si vota su di me ma sulle garanzie parlamentari
Mentre a Montecitorio le sue chat erano oggetto di uno scontro senza precedenti — tra il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere Denis Dori (Avs), determinato ad aprire la cassaforte per farle leggere ai componenti, e il presidente leghista della Camera Lorenzo Fontana, ancor più determinato a negargli le chiavi appellandosi alla Giunta per il regolamento — Andrea Delmastro Delle Vedove, ieri, era sulle colline di Biella. Lontano 700 chilometri dalle accuse di voler nascondere qualcosa di quelle telefonate con il ristoratore Mauro Caroccia, successivamente arrestato per aver fatto da prestanome al clan Senese. Lassù è arrivata la sfida di Dori: «Se davvero non ha nulla da nascondere, Delmastro chieda all’Aula di votare sì all’autorizzazione, come fece Giulio Andreotti».
Lui non ha risposto. «Quelle chat le ha già esibite la difesa di Caroccia. Le ho esibite pure io, consegnandole alla Procura con una pec» ha spiegato ai suoi. Giovedì lo aveva chiarito in una nota dichiarando la speranza che «ora cessino le inaccettabili strumentalizzazioni di una certa parte politica che ha provato a rimestare nel torbido e ha alzato solo fango, pur non essendo io neanche indagato». Speranza delusa in nemmeno 24 ore.











