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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la fine dello stallo nell’attuazione della seconda fase del piano in 20 punti che ha avviato la tregua a Gaza lo scorso 10 ottobre. Ma la guerra nella Striscia non è mai finita: sono oltre 1300 i morti nei raid di Idf soltanto dopo l’avvio della tregua. Secondo Trump, Hamas, il movimento che ha governato Gaza dal 2006, sarebbe pronto, insieme agli altri gruppi armati, per il “completo disarmo” che potrebbe produrre il ritiro israeliano, che controlla circa il 70% di Gaza, dalla Striscia. Dopo l’annuncio del nuovo accordo, è stato ucciso un palestinese nel centro di Gaza. Si tratterebbe di Ahmed Hussein Mohammed Kafina, comandante del gruppo terroristico, Kataeb al-Mujahideen. Se per Trump l’intesa segnerebbe “un passo storico per la fine delle ostilità”, le incognite da verificare sono ancora molte.

Cosa vuol dire disarmare Le incognite da sciogliere sono di varia natura. Per esempio, Hamas rinuncerà soltanto agli armamenti pesanti o anche a quelli leggeri, come fucili e kalashnikov? Questo primo punto implica prima di tutto la demilitarizzazione di Gaza con la consegna degli armamenti pesanti, ma anche la distruzione di tutti i siti di produzione di armi, depositi e tunnel. E poi tutte le armi verranno distrutte o alcune saranno consegnate a Paesi mediatori, come l’Egitto o il Qatar, e agli altri componenti del Board of Peace? E poi, come sarà possibile verificare che tutti rispettino le promesse? Non è un ritiro dalla politica “Non ci ritireremo dalla politica, rimaniamo parte integrante del tessuto nazionale palestinese”, hanno fatto sapere dal movimento. Di sicuro Hamas sta facendo uno sforzo senza precedenti di rinnovo della sua leadership, decimata dai raid israeliani, a partire dalla nomina lo scorso 20 luglio di Khalil al-Hayya ai vertici del gruppo. Così come un altro segno di buona volontà è stata l’assenza di candidati nelle liste delle elezioni amministrative, svoltesi ad aprile di quest’anno, che hanno coinvolto l’Autorità nazionale palestinese (Anp), vinte da Fatah. Mentre tutto da chiarire è il ruolo che giocherà Hamas in vista delle prime elezioni politiche degli ultimi venti anni in Palestina il prossimo 28 novembre.