Benvenuto Barbera, addio Barbera: il racconto sul sofferto sì alla ristrutturazione dello stadio parte dalle piccole cose, come la bocciatura dell’emendamento che intendeva abolire la parola «sostituzione» del nome in favore di quello di futuri sponsor, affiancata alle altre, cioè «preceduto» o «seguito». La dicitura “Renzo Barbera” potrà anche sparire, o si perdono soldi, come riconosce il parere contabile in calce al Piano economico e finanziario così com’è adesso, venuto fuori da questi giorni di passione e contrapposizioni
Tutto, e di tutto, in un giorno, una notte finita alle 5 del mattino in aula, e la coda impazzita di una mattinata piena, fibrillante: lo stadio s’ha da rifare, il dossier per Euro 2032 era rimasto aperto solo per infilarci dentro la delibera che di fatto e di diritto contiene lo svincolo delle somme di contributo comunale all’operazione da 300 milioni di euro. In sintesi, l’intesa del giorno prima tra amministrazione e City Group non passa subito, ma lo fa, cambiata ma non stravolta, attraverso un ulteriore intervento del sindaco, che porta a un emendamento firmato dal capo di gabinetto Sergio Pollicita che contempla concessioni anche sanguinose sul piano dei rischi futuri. L’emendamento viene approvato all’unanimità, dà corpo alla delibera che invece - per marcare la «distanza politica e di coscienza» - segna alcune astensioni tra i ranghi dell’opposizione - a partire da Carmelo Miceli di Progetto Civico Italia e dal Pd - registrando alla fine 34 sì e nessun voto contrario. Ma Miceli marca «<strong;l’importanza dell’unanimità="" sull’emendamento<="" strong="">». Opposizione che nella sostanza vuole lo stadio quanto la maggioranza. La condizione “sospensiva” per il parere contabile definitivo di segno positivo è l’asseverazione, in capo a un mese o poco più, del nuovo Pef, redatto alla luce delle modifiche. Sarà sul documento di asseverazione che la Ragioneria generale apporrà il proprio visto. La Ragioneria svolge qui un ruolo decisivo, illuminando l’unica strettoia in grado di portare all’approvazione. Poi è solo responsabilità politica, che larga parte di sala Martorana, in fondo, non vede l’ora di condividere.</strong;l’importanza>














