La rivolta di UEFA, Concacaf e AFC costringe il presidente della FIFA a ritirare il progetto che avrebbe aperto i Mondiali ai capitali privati. Ma dimissioni e accuse interne mettono ora a rischio la sua rielezione
La minaccia di un boicottaggio europeo, il no delle federazioni nordamericane e asiatiche, le dimissioni di uno dei suoi principali consiglieri e persino la rivolta di un alto dirigente della FIFA. Alla fine Gianni Infantino ha dovuto fare marcia indietro: il progetto che avrebbe consentito a investitori privati di entrare nel capitale della società incaricata di gestire i Mondiali e le altre competizioni FIFA «non andrà avanti».
Secondo quanto riportato dalla BBC, Il presidente della Federazione internazionale ha riconosciuto che la proposta aveva prodotto divisioni ormai incompatibili con il suo obiettivo iniziale. «Il nostro scopo è sempre stato, e sempre sarà, unire e migliorare», ha affermato Infantino, annunciando di voler convocare nuovamente federazioni, confederazioni e altri soggetti coinvolti per provare a ricucire i rapporti.
Il progetto da 20 miliardi di dollari
Il piano prevedeva la creazione di FIFA Forward Enterprise, una società controllata alla quale sarebbero stati affidati i diritti commerciali e l’organizzazione delle principali competizioni: dai Mondiali maschili e femminili alle Coppe del mondo per club. La nuova società sarebbe stata valutata circa 20 miliardi di dollari e gli investitori privati avrebbero potuto acquistarne una quota di minoranza, fino al 20%, permettendo alla FIFA di raccogliere circa 4,2 miliardi.











