Giù le mani dal Mondiale se la Coppa è alla mercè. "Ci sono momenti in cui le istituzioni vengono giudicate non da ciò che sono disposte ad accettare, ma da ciò a cui si rifiutano di cedere. Questo è uno di quei momenti”. Le 55 federazioni nazionali affiliate alla Uefa si sono riunite e hanno approvato all'unanimità una risoluzione che non lascia margini di interpretazione: nessuna nazionale europea parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché le proposte sulla Fifa Forward Enterprise, il progetto di Gianni Infantino per far entrare azionisti privati in quota ai Mondiali, rimarranno in vigore. E finché non verranno fornite garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni alla proprietà privata. Il comunicato congiunto è costruito su tre assi. Il primo si basa su una questione di principio: "La Coppa del Mondo non è in vendita. È stata costruita nel corso delle generazioni da giocatori, nazionali e tifosi di ogni continente. Nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati”. Il secondo è procedurale: "È irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto e portata quasi all'approvazione senza alcuna consultazione significativa con coloro che sono incaricati di gestire questo sport. Questa non è una decisione democratica, bensì un governo basato sull’intimidazione". Il terzo è economico-strutturale: nel momento in cui investitori esterni acquisiscono quote di proprietà nelle competizioni Fifa, "il profitto commerciale diventa un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori diventano una pressione quotidiana. Da quel momento in poi, ogni decisione sul calendario internazionale, ogni decisione sui formati delle competizioni non è più guidata da ciò che è meglio per il gioco, ma da ciò che è meglio per gli azionisti”. Un torneo senza Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, Italia (se e quando si qualificherà) e le altre cinquanta nazionali del continente perde il suo valore commerciale. E dunque, anche l'attrattiva per quegli stessi investitori privati che il piano intende coinvolgere. La partita vera si giocherà nelle prossime settimane, quando Infantino dovrà decidere se fare un passo indietro o andare allo scontro diretto con metà del calcio mondiale.Il piano che ha innescato la crisi era stato confermato dalla Fifa lo scorso 28 luglio, dopo che il Financial Times ne aveva anticipato i dettagli: la Fifa Forward Enterprise sarebbe una nuova entità commerciale che raccoglierebbe fino a 4,2 miliardi di dollari cedendo circa il 20% dei diritti commerciali del Mondiale a investitori privati. A guidare la cordata interessata ci sarebbe, secondo varie fonti internazionali, Joshua Kushner, fondatore del fondo Thrive Capital e fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il tutto diventerebbe operativo dopo il 2030, con Infantino che aspirerebbe a guidare la nuova società come Ceo per uno stipendio stimato dal Times intorno ai 64 milioni di dollari l'anno.